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Editoriale del 30/09/2017

 

TARGARE SUL POSTO LE STORICHE CONTRADE DELL'AGRO E' CIVILTA'

a fil di...falce

Spendere un editoriale per una targa appare - e forse lo è - alquanto esagerato, ma occorre pure trovare argomenti per stimolare un qualche interessamento anche per qualcosa di secondario o non proprio di essenziale, ma che può solleticare la fantasia dell'amministratore specie se per natura esso è pigro e disattento; ma non è il caso di Marcello Amante che da saggio commercialista sa districarsi bene nella farraginosa (complicata) amministrazione d'un grosso Comune come il nostro che egli è stato chiamato a governare.

Come ci fa piacere il presenziare in luoghi di rappresentanza politica aperti al pubblico, del sindaco, della vice sindaco, dell'ufficio stampa, degli assessori, ecc., in orari prestabiliti.

Tornando al "quid" in tema, ossia alla toponomastica nell'agro di Galatina il cui feudo misura un perimetro, se non considerevole (ad es. quello di Nardò è più del doppio) certo interessante, essa esiste già in mappa web ben individuabile, di solito toponimi di confezione popolare e volgare come Scorpio, Roncelle, Raschione, Pindaro, Piani, Cavallerizza, Lame, Latronica, Giuse, San Vito, ed altre ancora che costituirebbero un diverso ambito di ricerca per addivenire alla spiegazione o all'origine di un toponimo anziché d'un altro. Ma forse ci sono già pubblicazioni in tal senso.

Ci si può chiedere: quale è l'ingresso in una contrada dell'agro su cui apporre eventualmente la targa identificativa? Di stradine interne ce ne sono ed occorrerebbe trovare quella giusta e nel punto giusto. Possibilmente targa d'inizio e anche di fine contrada. Qua e là compare qualcuna orientativa, come per Pisanello, si completi l'opera e se ne dia opportuna pubblicizzazione.

Pur avendo azzardato questa proposta, so bene che essa impatta la politica e le sue ragioni, non escluse quelle economiche di spesa ma forse altre nello stile della sgradevole self-sufficiency (pardon per l'inglesismo). Un tempo nelle nostre rinomate "giardine" intorno alla città si facevano piantagioni pregiate in gran quantità; una politica non proprio assennata le ha in buona parte trascurate. Misurarsi con la rivalorizzazione del settore agricolo è un'avventura tutta da intraprendere, cominciando a dare un nome alle più vaste tenute di un comprensorio che le unifichi virtualmente e progettualmente, per cui più fondi di diversa natura e proprietà si assoggettino ai fini di una pianificazione agricola competitiva e moderna.

a c. di D. Salvatore Bello

 

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GALATINATU.IT

diario di idee e di memorie

 

Editoriale dell'8/10/2017

EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA SE NE INVOCA LA REINTRODUZIONE

UN VOLONTARIATO DELL'EDUCAZIONE COMPORTAMENTALE NELLE AULE

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Direttore di Avvenire, Tarquinio, dopo un fatto, durato alcune ore, di maleducazione generale degli alunni in una classe del nord, e recependo la lagnanza pressante del prof. di Religione coinvolto e stressato sino al malessere fisico e psichico, ha proposto la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole come materia di insegnamento.

In realtà anche noi, che seguiamo alcune nostre insegnanti incaricate in comuni del nord Italia in materie varie, abbiamo appreso di questa gazzarra inaudita perpetrata ai danni di docenti; questi faticano enormemente a dare il richiesto insegnamento ministeriale e sono continuamente sotto pressione da parte degli alunni per i quali ogni pretesto è buono per fare chiasso e rendere impossibile il lavoro dei professori e dei maestri.

Non sappiamo quanto questo malcostume sia diffuso e da che cosa proviene un comportamento così scomposto in ragazzi chiamati ad educarsi ed a formarsi per la vita; mandare all’ospedale un insegnante con i rumori, gli urli, i versacci, in una frenesia senza limiti, è davvero preoccupante, mentre dovrebbe bastare una sola parola del docente, uno sguardo, un tocco della mano sul capo, un dito sulla bocca per riportare il silenzio, l’ordine, l’attenzione e il rispetto verso chi ha il dovere e il diritto di insegnare e di non fare il frenatore per ore.

E allora, vediamo. Si introduca l’educazione civica a scuola? E se questo non si fa, non v’è altra soluzione al problema della indisciplinatezza degli alunni? La Dirigente scolastica quali strumenti può attivare, qualora si rendesse conto che il solo insegnante non basta a frenare la sarabanda nelle aule?

Già, quali strumenti. Il voto, si dice! Sappiamo quanto a questo ci tengano i genitori e cosa non farebbero per incolpare non i propri figli ma gli insegnanti. Mandare fuori aula uno, per correggere gli altri? E quest’uno che farebbe fuori la classe, deve essere guardato a vista dal bidello! E quanti bidelli per tanti che fossero espulsi dalle aule?

Quindi? Penso a questo: a rappresentanti dell’autorità civica nelle scuole sotto forma di volontariato. Persone che a solo guardarle, incutessero rispetto e sacro timore. Ogni provveditorato agli studi potrebbe bandire un concorso volto ai docenti in pensione che volessero assumere questo ruolo di vigilanza non come un lavoro retribuibile, ma come un servizio ad una società in cui va dilagando il malcostume e la prepotenza.

Su chiamata dell’insegnante o del Dirigente, una turnazione di questi volontari della disciplina specie in quelle classi più esposte al rischio, chiamiamolo così, del bullismo casinista. I pro-prefetti volontari avrebbero l’autorità di verificare e segnalare immediatamente alle famiglie il problema di un figlio votato al disordine in classe. Non è più solo l’insegnante ad assumersi la responsabilità diretta ma anche una figura con autorità delegata che se, è il caso, ammonisce, attesta l’andamento degli alunni, riferisce ad autorità superiore.

Non è tempo questo di tergiversare e di fregarsene di quel che accade intorno a noi e tra noi, perché mentre si auspica una tenuta degli insegnanti amorevole e generosa, di comprensione e di sostegno ai più deboli, poi si trascura l’essenza della formazione, che è l’emergenza negli animi dei piccoli e dei giovani della coscienza di che cosa sia bene per loro e che cosa faccia loro del male.

Don Salvatore Bello

 

 

MOREN SEM